Rinascere
Scritto da Yuliana Arbelaez Cardona
La storia del respiro circolare consapevole si perde nella notte dei tempi; numerosi testi antichi ne parlano come pratica meditativa e di elevazione, i monaci erranti del buddismo siamese ottenevano l’illuminazione con questa tecnica. Anche per il taoismo cinese il “respiro connesso” è fondamentale come percorso per contattare la propria divinità e la essenza immortale, molte pratiche di yoga usano il respiro circolare. Alcuni documenti che parlano della vita di santa Teresa d’Avila dicono che la santa raggiungesse i suoi stati d’estasi attraverso una respirazione profonda e circolare. Ma fu Leonard Orr che riscoprì le potenzialità di questa tecnica e la sperimentò, diffondendola in tutto il mondo occidentale con il nome di rebirthing.
Sono arrivata al rebirthing per una di quelle che allora chiamavo coincidenze, adesso so bene che le coincidenze non sono altro che “risposte” del universo. Ed infatti: era un periodo di molte domande sulla mia incapacità di andare dove volevo, sulla forza misteriosa che mi teneva legata di mani e piedi in rapporti di dipendenza, facendo un lavoro che non amavo e tante altre cose che non mi soddisfacevano.
Per non parlare delle cose che non facevo per il mio benessere e che dentro me, da qualche parte, sapevo mi avrebbero aiutata. Ero bloccata, immobile in quella vita che mi sembrava l’unica possibile da vivere. Arrivai a questa seduta di rebirthing completamente all’oscuro di cosa fosse esattamente e di dove mi avrebbe potuto portare.
Fin da quella prima volta avvertiì la netta sensazione di avere contattato una parte di me sconosciuta, cioè la sensazione sottile di apertura ad nuova forma di percezione di me stessa. Decisi allora di sperimentare fino in fondo e di indagare cosa, perché e come questo potesse accadere.
Respirai ancora due, tre, quattro, cinque volte, e fu questa quinta seduta che illuminò l’inizio di un mutamento profondo, fu come se all’improvviso la mia armatura si sgretolasse e mi permettesse di vedere per la prima volta la luce. Mi fu allora chiaro il senso di questo nome “rebirthing”: rinascita…
Ero come sospesa, sensazioni che si innescavano le une con le altre; un mondo dentro che premeva per invadere l'universo. Per la prima volta la gioia pura mi scorreva nelle vene, ed era sangue ricco di ossigeno, mi dava euforia, mi nutrivo, vivevo un'intera vita, ma senza le contorsioni assurde dello smarrimento e del dolore. Ricordi, immagini, sensazioni vissute anche nel grembo materno, era un sogno? Immaginazione? Fantasia?
Stavo rivivendo la mia nascita e finalmente percepivo per la prima volta il senso di tutto. Riuscivo a distillare la meraviglia e a lasciare sul fondo, innocuo ogni veleno. Tutto questo era possibile con un strumento che avevo sotto il mio naso, il respiro. Mi sono alzata dal lettino e piangevo di felicità, sentivo un’ indescrivibile energia scorrere libera per il mio che mi lasciava quello sguardo meravigliato di quando ero bambina, una energia mai sperimentata prima. Ero molto eccitata dalla mia esperienza, vedevo il mondo come se fosse stato per la prima volta. Ebbi una certezza: avrei percorso questa strada fino in fondo.
La differenza sostanziale con altri percorsi che avevo sperimentato nella mia vita era la capacità di questo tipo di respiro di portare la “conoscenza” intellettuale al cuore. Prima tutto quello che cercavo di fare era capire con la mente, pensavo di “sapere” con l’intelletto. Ora, invece, avevo compreso che la vera conoscenza può essere tale solo attraverso la percezione. E grazie al respiro, mi era permesso di sentire, di integrare, di pulire.
Rebirhting significa rinascita intesa sia come un rinnovamento e riscoperta di sé, sia come la tecnica che permette di rivivere memorie e sensazioni collegate alla propria nascita. rielaborare il proprio trauma di nascita è fondamentale per liberare schemi potenti che ci mantengono nella convinzione che la realtà sia immutabile. Le terapie convenzionali sono strumenti eccellenti per riconoscere e portare alla coscienza i sentimenti di rabbia, paura tristezza e impotenza che abbiamo immagazzinato durante la nostra nascita e che ci portiamo dietro tutta la vita, tuttavia questa consapevolezza è solo il primo passo verso il superamento del trauma. Il Rebirthing permette di sfogare la carica aggressiva nei confronti della vita, apre il cuore e la mente alla essenza di amore che propria di ogni essere umano. Superare il trauma della nascita significa aprire la strada alle potenzialità, creatività e reale capacità che sono in dono ad ogni persona.
Il respiro è la chiave di apertura delle nostre cellule, dove sono conservate per anni le memorie di tutte l’esperienze vissute, (esperienze che se negative influenzano in modo determinante la nostra realizzazione), la nascita appunto è la nostra prima esperienza traumatica, la prima interazione con gli altri essere viventi, con il resto del mondo, un imprinting che può condizionare tutte le fasi dello sviluppo. Nelle nostre cellule si formeranno i primi mattoncini (convinzioni) con i quali poi costruiamo il nostro sistema di pensiero e sono proprio queste convinzioni a determinare i risultati che otteniamo quotidianamente in ogni aspetto della vita ( relazioni, lavoro, famiglia, rapporto con il denaro ecc).
Capire che ottenere risposte positive dal mondo era una mia scelta, fu per me una scoperta straordinaria. Ma ancora di più fu capire come attraverso il rebirthing potevo sradicare pensieri che non mi servivano e che mi tenevano in situazioni spiacevoli e di mancanza. Essere finalmente al comando della mia vita, guardare la meraviglia del universo, vivere in armonia, sperimentare la pace, scoprire la sacralità di ogni cosa che si manifesta nel mondo sono solo alcune delle cose che il rebirthing mi ha donato.
Mettere in gioco il nostro sistema di pensiero richiede coraggio, la voglia di trasformare la propria vita prendendosi la responsabilità dei risultati, lasciare andare i carnefici, non essere più vittime, richiede la forza di andare verso il centro smantellando quello che noi crediamo di essere per andare incontro a quello che siamo.
In noi si nasconde una risorsa infinita di amore, di perdono, di fiducia. Quando troviamo la nostra essenza divina, siamo in grado di riconoscere la divinità degli altri, e il mondo fuori di noi si illumina. Il viaggio da intraprendere è interiore. Abbiamo in noi un mezzo potente e straordinario che unisce il visibile con l’invisibile, l’anima e il corpo, un mezzo che fa la differenza fra la vita e la morte: il RESPIRO.